Inizio Calvizia Uomo: Tipologie, Sintomi e Rimedi

La calvizie, chiamata anche alopecia, si manifesta nel comune problema della perdita di capelli sul cuoio capelluto.

Si tratta di un fenomeno che si lega indissolubilmente alla vita della maggior parte degli uomini e a quella di una minoranza di donne, che compare in particolar modo a partire dai trent'anni, con una gravità che diviene sempre più grande con il procedere dell'età.

Sebbene questo non sia un problema capace di impattare in modo negativo sullo stato di salute della persona colpita, può in ogni caso condurre a dei disagi sotto il profilo estetico e psicologico, poiché porta con sé dei danni legati all'immagine della persona che ne è colpita.

Le calvizie possono essere distinte per il sesso, dato che le cause e le conseguenze per l'uomo e la donna si rivelano essere differenti, e per la gravità dei singoli fenomeni.

Una classificazione generica può invece essere delineata in base alla tipologia di calvizie.

Si può cominciare a catalogare le calvizie per tipi, fino a effettuare delle distinzioni più approfondite che si concentrano sull'alopecia maschile e femminile e ai loro singoli stadi.

  • Le calvizie nel corso degli anni
  • Tipi di calvizie
  • Impatto psicologico: calvizie e virilità
  • I sintomi delle calvizie
  • Gli stadi delle calvizie nell'uomo
  • Gli stadi delle calvizie nella donna
  • Rimedi per le calvizie, spesso palliativi
  • Tatuaggi per coprire le calvizie?
  • Una soluzione davvero ottimale: tecnica FUE (Follicolar Unit Extraction, Estrazione di Unità Follicolari)

Le calvizie nel corso degli anni


La calvizie è un fenomeno ampiamente diffuso e la sua gravità risiede nella rapidità con la quale la manifestazione ha effetto sul cuoio capelluto.

È infatti molto importante effettuare una distinzione fra alopecia a evoluzione lenta e alopecia a evoluzione rapida.

L'alopecia lenta si rivela essere la più diffusa: inizia dai trent'anni e prosegue lentamente con lo scorrere del tempo, senza avere conseguenze negative degne di nota sul soggetto.

Le calvizie ad azione rapida, note anche come calvizie precoci, hanno d'altro canto conseguenze ben differenti.

In questi casi, la perdita dei capelli può verificarsi molto precocemente: sin dai diciotto anni.

In questi casi, una persona ventenne potrebbe pertanto già presentare una stempiatura notevole.

In seguito, la perdita dei capelli prosegue rapidamente nel corso degli anni.




La calvizie precoce viene detta anche seborroica, dato che si manifesta come conseguenza di una massiccia produzione di sebo da parte delle ghiandole sebacee, la quale comporta un rapido sfoltimento dei capelli.

Prolungati periodi di stress, così come importanti fattori di tipo emotivo, possono condurre a un'accelerazione dell'evoluzione della condizione, anche se, in ogni caso, la genetica è considerata la prima responsabile del fenomeno.

Al giorno d'oggi si cercano soluzioni in particolar modo per questo tipo di calvizie.


Tipi di calvizie


La calvizia androgenetica rappresenta probabilmente la tipologia di calvizie più diffusa al mondo; non è un caso che essa sia definita come calvizie di tipo comune.

Si tratta di una derivazione genetica che riguarda non solo gli uomini, ma anche, seppur in maniera molto minore, le donne.

La locuzione “derivazione genetica” indica che questa tipologia di calvizie è sfortunatamente di tipo ereditario.

È una calvizie che si lega agli androgeni, ossia gli ormoni maschili.

Nella donna, invece, questa condizione si può verificare come conseguenza di patologie capaci di aumentare gli androgeni nel corpo.

Una mancanza di androgeni di testosterone e una contemporanea elevata presenza di diidrotestosterone figurano fra le principali cause.

A causa di quest'ultimo, indicato anche come DHT, i capelli divengono via via più sottili, fino a quanto la ricrescita non è più in grado di coprire i capelli persi: questa condizione porta di conseguenza alle calvizie.

La problematica interessa non solamente la caduta dei capelli, ma in particolar modo la loro mancata ricrescita: nell'uomo ciò dipende dalla grande presenza di diidrotestosterone; nella donna deriva da una produzione troppo elevata di ormoni maschili.

La calvizie stagionale può manifestarsi temporaneamente durante i mesi autunnali. Durante il fenomeno, si possono perdere i capelli in modo molto più intenso rispetto alla situazione di normalità (circa 2-4 volte in più), al punto da portare a un cambiamento estetico notevole.

Chi ne è colpito, tuttavia, non ha da preoccuparsi dato il carattere temporaneo della manifestazione.

Dopo aver superato pochi mesi, la ricrescita dei capelli ritorna ai livelli di normalità.

La calvizie psicogena viene anche chiamata calvizie da stress, questo perché è proprio tale condizione a incidere sulla perdita dei capelli dell'individuo.

L'origine dello stress può provenire da complesse condizioni come disturbi di personalità, apprensione continua, stress elevato, traumi passati e stati depressivi e ansiosi capaci di incidere in modo negativo sugli stati emotivi della persona colpita da calvizie.

Può succedere che, in queste situazioni, si originino sul cuoio capelluto delle manifestazioni di infiammazione dei follicoli o di iperseborrea (un'eccessiva produzione del sebo causata da un'attività massiccia da parte delle ghiandole sebacee), capaci di portare a calvizie nelle parti centrali della testa.

Queste condizioni di sovrabbondanza di sebo e di infiammazione follicolare si rivelano essere delle conseguenze biologiche che interessano l'ipotalamo e l'ipofisi, che producono nel corpo degli ormoni corticotropi che conducono a questi effetti sgraditi.

Sostanzialmente, questi fenomeni costituiscono una manifestazione del corpo, che esprime uno stato di sofferenza psicofisica; ecco che di conseguenza si parla di calvizie di tipo psicogeno.

alopecia

Non sono escluse anche delle cause di tipo biologico per la calvizie psicogena.

La calvizie aerata si rivela probabilmente essere la più sgradevole a livello estetico.

In questo particolare tipo di alopecia, la perdita dei capelli non inizia dai lobi frontali o dal centro del capo: si tratta bensì di una perdita quasi del tutto istantanea, che si verifica sulle zone sul cuoio capelluto. Fortunatamente, essa può essere sconfitta in un gran numero di casi.

Si tratta di una manifestazione genetica rara, che colpisce solamente 1 individuo su 10.000. Solitamente, questa calvizie si presenta sin dall'adolescenza, per poi risolversi da sola nel corso del tempo.


Impatto psicologico: calvizie e virilità


Non è difficile comprendere come il problema delle calvizie sia in grado di impattare in maniera negativa anche sulla sfera psicologica dell'uomo.

Sebbene i livelli di testosterone siano solitamente adeguati nell'uomo pelato, la mancanza di capelli può condizionare in modo negativo i rapporti interpersonali con gli altri uomini e le relazioni sentimentali con il sesso opposto.

Ciò porta l'individuo a nutrire dei dubbi riguardo alla sua virilità e alla sua capacità di attrazione, che inevitabilmente tendono ad aumentare con l'evoluzione della condizione.

È stato dimostrato il rapporto fra perdita di capelli con i disturbi di ansia e la diminuzione della fiducia in sé stessi.

Questo perché la manifestazione della caduta può corrispondere sul piano psicologico a un evidente problema estetico, conducendo a emozioni negative che possono facilmente deteriorare la percezione di virilità nell'uomo.

Nei casi più seri, questa condizione può portare a forti stati ansiosi e depressivi.


Gli stadi delle calvizie nell'uomo


L'alopecia nell'uomo è decisamente più diffusa rispetto a quella nella donna.

Lo sfoltimento dei capelli si realizza partendo dall'area frontale e dalle tempie, manifestandosi inizialmente con la solita stempiatura.

Con il passare del tempo, l'area diviene sempre più grande. La gravità della calvizie è stata suddivisa in differenti stadi da studiosi come Norwood e Hamilton.

Quest'ultimo delineò negli anni '50 cinque diversi stadi, mentre il primo ampliò questa scala, alla quale aggiunse due nuovi livelli e alcune fasi minori.

Con queste ultime modifiche, si poté definire la Scala Hamilton-Norwood.


Scala di Hamilton-Norwood.

  • Nel 1° stadio sono presenti i soggetti che non presentano calvizie.
  • Nel 2° si può notare un ritiro dell'attaccatura dei capelli nell'area della fronte e delle tempie, con un arretramento più netto dalla linea frontale. In questo stadio non è possibile ancora parlare di calvizie.
  • Nel 3° stadio il ritiro dall'area di fronte e tempie diviene più netto; diventa evidente anche il ritiro della linea frontale e quello del vertice. Da questo stadio in poi si può cominciare a parlare di alopecia.
  • Nel 4° stadio il ritiro prosegue, con un diradamento superiore nel vertice rispetto allo stadio precedente. La stempiatura diviene evidente e può essere a questo punto notata da tutti.
  • Nel 5° stadio l'alopecia posteriore e anteriore si congiungono.
  • Nel 6° stadio l'alopecia è oramai molto avanzata sua sulla zona frontale che sul lato vertice: rimangono dei capelli in zona temporale e occipitale. La caduta si espande lateralmente e nell'area della nuca.
  • Nell'ultimo stadio, il 7°, rimane solamente una striscia di capelli fra le orecchie, molto sottile. Questa fase critica diventa definitiva ed è conosciuta con il nome di calvizie ippocratica.

I sintomi delle calvizie


Il prurito alla testa si rivela essere fra i più diffusi sintomi delle calvizie; esso deriva da una produzione esorbitante di sebo da parte delle ghiandole, che intasa i follicoli dei capelli, pregiudicando la tenuta.

Nelle situazioni più serie si prova dolore su tutto il cuoio capelluto oppure si nota una desquamazione con la presenza di forfora grassa.

una coppia con felice

Gli stadi delle calvizie nella donna


La calvizie nelle donne si rivela essere un fenomeno decisamente meno comune rispetto a quella nell'uomo.

Essa si manifesta nell'area del vertice e nella zona frontale; la zona temporale non viene colpita.

La calvizie femminile è meno seria, dato che gli androgeni vengono in ogni caso riequilibrati dagli estrogeni; il testosterone stesso si trasforma in estrogeni.

La manifestazione può comparire in particolar modo in momenti delicati della vita della donna, come la gravidanza e la menopausa.

Il parto porta con sé una diminuzione importante degli estrogeni che può condurre alla caduta dei capelli; l'allattamento, inoltre, porta a una concentrazione di calcio nel latte, che conduce a un indebolimento dei capelli.

Anche l'arrivo della menopausa corrisponde a un calo degli estrogeni, che conduce a un indebolimento da parte dei capelli.

L'alopecia può apparire anche per via dell'utilizzo ripetuto nel tempo di prodotti aggressivi per trattare il cuoio capelluto, che hanno il potere di intaccare i capelli dalla radice.

La calvizie femminile, rispetto a quella nell'uomo, si diffonde in modo generale sull'intera testa, tranne per ciò che riguarda l'attaccatura, che rimane in una fascia di 1-2 centimetri.

Lo studioso Ludwig ha realizzato la Scala Ludwig, che consta di un numero molto minore di fasi rispetto a quella Norwood.

Ne contiene tre, che si basano sul livello di calvizie.


Scala di Ludwig

  • Il 1° stadio presenta una netta diminuzione dei capelli al livello della corona, all'incirca fra 1 e 3 centimetri.
  • Nel 2° stadio, il calo dei capelli sulla corona diviene decisamente più netto.
  • Nel 3° stadio il diradamento si intensifica su tutta la corona.
    La calvizie più diffusa è solitamente quella del 1° stadio; solo più raramente questa raggiunge il 3°.



Savin ha in seguito ridefinito questa scala, effettuando una suddivisione che si realizza in cinque fasi totali.

Lo studioso ha aggiunto alle tre fasi una fase di tipo avanzato e una frontale, degli stadi rari fra le donne.

La fase evoluta vede una più grande estensione dell'alopecia su ogni zona del cuoio capelluto; la calvizie frontale, invece, include anche un diradamento frontale, piuttosto raro.


Rimedi per le calvizie, spesso palliativi


Le calvizie nell'uomo e nella donna, indipendentemente dal loro tipo, si possono ridurre seguendo alcune terapie, che tuttavia non sono capaci di assicurare risultati, potendosi rivelare inutili e a volte persino deleterie.

Per ciò che riguarda la calvizie aerata non esiste un rimedio garantito, dato che si parla di una patologia che potrebbe guarire anche da sola o peggiorare senza speranza di recupero.

Di conseguenza, una terapia potrebbe semplicemente consistere nell'evitare di assumere una sostanza di qualsiasi tipo.

Per la forma più seria si utilizza a volte la "PUVA terapia".

Essa consta di irradiazioni di raggi UVA in tre differenti sedute alla settimana, non per bambini e giovani, ma solamente per gli adulti. Se dopo trenta sedute non sono presenti dei miglioramenti si può decretare il fallimento di questa terapia.

Questa terapia non garantisce affatto il successo, che se anche fosse raggiunto necessiterebbe in ogni caso di una terapia per il mantenimento, data l'elevata frequenza di ricaduta.

un uomo calvo



Per ciò che riguarda le calvizie da stress la soluzione principale risiede nell'individuazione della causa dello stress e nel tentativo di eliminarla; a tal proposito può rivelarsi utile il supporto di uno psicologo. A volte è consigliato realizzare delle sedute di yoga per migliorare il benessere della persona colpita da calvizie.

Diverse tecniche come le asana facilitano la circolazione nel cuoio capelluto, ossigenando i vasi e rinforzando i capelli. Tuttavia, non esiste alcuna prova scientifica della validità di queste tecniche.

È in ogni caso possibile avvalersi di rimedi capaci di rallentare la caduta dei capelli, combattendo i sintomi delle calvizie, per esempio la seborrea.

Uno fra questi rimedi è la laserterapia, una tecnica che potrebbe stimolare i bulbi piliferi, facilitando una circolazione del sangue capace di nutrire i capelli.

Anche in questo caso le prove scientifiche sono davvero poche e non sufficientemente precise per poterla considerare come soluzione adeguata alle calvizie; per di più non è possibile recuperare i capelli che sono già stati persi.

Per ciò che riguarda la calvizie nell'uomo è molto importante dire che essa impatta in modo non indifferente sulla psicologia del soggetto che ne è colpito; di conseguenza, se non è possibile trovare una cura definitiva, può essere importante cercare di trovare un rimedio che sia anche solo parziale.

L'individuazione delle cause delle calvizie è però più difficile, perché esse sono androgenetiche e dunque possono differire in base all'individuo.

È necessario dunque studiare i singoli casi procedendo per una cura che, in ogni caso, non è detto che sia la più appropriata.

Nelle calvizie femminili, invece, sono di solito impiegati dei farmaci che tentano di facilitare la ricrescita dei capelli diminuendo il diidrotesterone dai follicoli.

Nei casi di calvizie sia maschile che femminile, le terapie farmacologiche si rivelano essere abbastanza poco utili se il fenomeno si presenta già in maniera avanzata.

Si può provare con medicine come Minoxidil o Finasteride (per l'uomo) o acido azelaico e spironolattone (per la donna), per un periodo lungo, che potrebbe arrivare anche a un anno.

Le spese non sono di certo indifferenti dato che è necessario essere seguiti da professionisti; bisogna altresì considerare che è bene evitare di assumere farmaci per un periodo lungo di tempo.

Per esempio, la Finasteride accresce il livello di prolattina nell'organismo: ciò può portare a problemi ormonali e masse tumorali. Utilizzando questi medicinali i capelli appariranno come sporchi.

Fra i trattamenti naturali alternativi figurano alcune tecniche che semplicemente provano a illudere l'individuo che le intraprende.

L'omeopatia, per esempio, si avvale di alcuni composti derivanti da piante, minerali, fiori, per impiegarli sul corpo al fine di ottenere una reazione a curarsi da solo.

Questa modalità di intervento può divenire anche pericolosa, portando ad allergie che peggiorano potenzialmente la situazione di partenza.

I trattamenti con estratti vegetali si avvalgono di estratti con aloe vera e olio d'ortica, che presentano dei principi attivi volti alla protezione e alla rigenerazione della pelle e non al ripristino dei bulbi piliferi. Sono semplicemente delle soluzioni che cercano di limitare i danni, senza portare ad alcuna ricrescita nelle aree prive di capelli.

Fra i rimedi proposti si è sentito parlare recentemente sul web del rimedio cinese. Si tratta di una cura che dovrebbe portare a una ricrescita dei capelli con gli estratti di una pianta cinese, chiamata Ho Shu Wu.

Semplicemente, questo presunto rimedio non può basarsi su alcun riscontro reale.

Questa terapia cinese è solamente una trovata commerciale che è stata promossa con l'indicazione di un 98% di casi risolti: si tratta certamente di una menzogna.

Per ciò che riguarda le ricerche serie, degli studi condotti sugli animali hanno evidenziato delle possibilità non indifferenti di trattare le calvizie attraverso le cellule staminali. In ogni caso, questa ricerca non può ancora essere sfruttata dall'uomo, anche per via della mancanza di sicurezza per ciò che riguarda la salute.


Calvizie ereditaria: solo una leggenda?


Sfortunatamente, esiste una correlazione fra la calvizie androgenetica e i geni ereditati dai nostri genitori e persino dai parenti di grado superiore.
Alcuni scienziati dell'università di Bonn hanno lavorato a uno studio su questo fenomeno.


Tatuaggi per coprire le calvizie?


Una nuova soluzione per tentare di mascherare la perdita di capelli consiste nella realizzazione sulla testa pelata di tatuaggi capaci di simulare la presenza di capelli tagliati a zero.

La tecnica prende il nome di pigmentazione del cuoio capelluto.

Si tratta di un trattamento paramedicale, che di conseguenza viene eseguito in clinica e non dall'estetista oppure da un comune tatuatore.

Per l'esecuzione dei tatuaggi ci si avvale di inchiostri e aghi differenti rispetto a quelli impiegati nella realizzazione dei comuni tatuaggi. Il risultato estetico a cui si punta è quello di una testa che sembra rasata.

L'inchiostro impiegato è un prodotto specifico e vengono altresì utilizzate delle colorazioni che per quanto possibile provano ad assomigliare al colore naturale dei capelli. Il numero di sedute dipende dalle caratteristiche del soggetto, nonché dall'impiego dei materiali utilizzati.

Tuttavia, esistono tanti fattori negativi legati a questa particolare tecnica. Prima di tutto, lo sviluppo di questa tecnica è recente e non garantisce che la pigmentazione rimanga intatta nel tempo sulla testa.

Per esempio, i raggi del sole potrebbero modificare l'aspetto originario dell'inchiostro, portando a un cambiamento del colore.

Per di più, non sono esclusi dei possibili effetti sgraditi nel tempo come allergie all'inchiostro.

È senza dubbio possibile provare questa tecnica per ottenere un miglioramento estetico, ma bisogna prima valutarne attentamente rischi e pericoli.


Una soluzione davvero ottimale: tecnica FUE (Follicolar Unit Extraction, Estrazione di Unità Follicolari)


Una soluzione definitiva esiste, ma bisogna prima accantonare tutte le possibilità valutate finora, in modo da potersi focalizzare sulla sola possibilità concreta, che permette di recuperare i propri capelli senza pericoli e in maniera definitiva.

Si tratta dell'autotrapianto, vale a dire del trapianto di capelli della stessa persona: questi vengono prelevati da altre zone del cuoio capelluto e in seguito impiantati.

È la soluzione ottimale e definitiva, capace di dare i risultati più apprezzabili quando realizzata in modo adeguato.

Sono presenti differenti tecniche di autotrapianto dei capelli: ora ci focalizziamo su una fra le più efficaci, ossia la tecnica FUE. Si tratta di una tecnica semplice, che non necessita di un'equipe specializzata.

L'autotrapianto con tecnica FUE si rivela essere una possibilità valida per risolvere in maniera definitiva il problema dell'alopecia.

Essa consta di un trattamento chirurgico che permette di impiantare i capelli in zone scoperte, prendendoli da altre zone (di solito la nuca) che ne presentano in abbondanza.

Con l'ausilio di un piccolo bisturi (punch) i capelli sono prelevati dall'individuo per essere in seguito innestati nell'area del capo che si desidera infoltire.

A differenza di alte tecniche di autotrapianto, nella tecnica FUE sono prelevati i follicoli oltre ai capelli, i quali contengono i bulbi piliferi.

Così facendo, i capelli che vengono trapiantati non possono avere rigetti da parte dell'organismo.

Con il bisturi è possibile prelevare delle parti di cuoio capelluto e di follicoli dalle piccole dimensioni; in seguito si procede a coprire l'area pelata, senza lasciare tracce evidenti.

Il bisturi presenta un diametro di un solo millimetro, di conseguenza non comporta alcuna cicatrice, né è in grado di deteriorare i follicoli durante le fasi di prelievo e trapianto.

Il risultato finale vede l'ottenimento di una nuova chioma, nella quale i capelli coprono le zone in precedenza calve, lasciando immutate le zone di prelievo.

Le aree di trapianto non presenteranno inoltre cicatrici visibili, consentendo in questo modo un recupero più veloce.

Dopo due mesi è possibile notare la ricrescita dei capelli.

Naturalmente, questo tipo di intervento necessita di una visita che precede l'operazione, con la quale effettuare delle considerazioni sull'intervento stesso e realizzare una stima del risultato finale.

AUTORE:

Augusto Riva

Sono un'appassionato del settore che lavora e vive a Roma, la mia città di nascita. Sia io che mia moglie abbiamo passato anni a soffrire del problema della calvizia e, una volta trovata la soluzione, abbiamo deciso di condividere le nostre esperienze e opinioni su questo portale, dato che la maggior parte dei rimedi e consigli sul web sono fuorvianti.

Puoi leggere di più su di me qui.

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